Ci sono spazi che accolgono, altri che sorprendono. E poi ci sono quelli che trasformano. La Stanza di Coralla, presentata nell’ambito della mostra MoscaPartners Variations a Palazzo Litta, sembra appartenere a quest’ultima categoria: un ambiente sospeso tra sogno e realtà, dove i confini tra oggetto e atmosfera si dissolvono in un gioco di riflessi e cromie.
L’installazione si sviluppa come un viaggio sensoriale. La luce, catturata e riflessa dai materiali, diventa protagonista silenziosa di una narrazione in cui la porcellana, il velluto e l’acciaio non sono semplici elementi d’arredo, ma tasselli di una visione più ampia. I dettagli dorati, le superfici morbide e le forme ondulate evocano una dimensione fluida, in cui ogni elemento sembra suggerire un varco verso un altrove immaginario.
Le geometrie essenziali dialogano con suggestioni più intime, come a voler stabilire un equilibrio tra ordine e stupore. Tavolini in acciaio dalle linee sinuose contrastano con la solidità della materia, mentre i colori dei tessuti sembrano vibrare alla luce, sfuggendo a una definizione univoca. C’è una tensione sottile tra controllo e spontaneità, tra forma e gesto, tra ricerca e istinto.
Al centro di questa esperienza emerge una riflessione sulla natura stessa dell’abitare: cosa rende uno spazio accogliente? È la funzione o la sensazione che trasmette? In La Stanza di Coralla, la risposta sembra risiedere nella capacità degli oggetti di raccontare storie, di evocare ricordi, di creare un senso di appartenenza.
Più che un allestimento, quello di Coralla Maiuri appare come un invito a lasciarsi attraversare dall’inaspettato, a esplorare l’incontro tra luce e materia, a perdersi – anche solo per un istante – in una stanza che non è solo uno spazio, ma un’esperienza.
Photocredit: Coralla Maiuri